(Gli eventi di questo post sono accaduti qualche giorno fa, ma ho lasciato i tempi al presente.)

Preambolo: io e i miei colleghi del distaccamento statunitense della Corporazione siamo in trasferta in un Paese alieno, la Germania.

In preparazione al pranzo odierno con i colleghi della Corporazione, ci siamo recati a un locale supermercato per acquistare cibo.  Ho avuto così modo di osservare il processo di scelta del mio capo, un asiatico americano. 

Una volta entrati nel supermercato, il mio capo si e’ avviato subito verso il banco che avrebbe soddisfatto la portata principale del suo pranzo: un panino.  Non si è confrontato con noi in nessun modo, è partito in tromba, complice la stanchezza, il jet lag e probabilmente la futilità dei meeting odierni.  Arrivato al banco, è passato davanti a un uomo di mezza età, apparentemente indeciso sul da farsi.  Si è subito rivolto alla commessa in inglese senza la cortesia di salutare la commessa nella sua lingua madre, il tedesco, nè di chiederle se conoscesse la lingua inglese.  La cosa buffa è che l’inglese non è nemmeno la lingua madre del mio capo.  E’ successo che la gentile commessa tedesca conoscesse invero l’inglese, ma il mio capo non aveva elementi per saperlo con certezza.  Il tono con cui ha apostrofato la commessa era perentorio, come se non ci fosse altra lingua al di fuori dell’inglese.  Il mio capo aveva probabilmente determinato che esercitare la gentilezza del saluto non avrebbe portato beneficio diretto a nessuno, visto che (1) la commessa non è una persona con cui avrà bisogno di mantenere una relazione di alcun tipo, e (2) la diretta formulazione di una prima domanda in inglese avrebbe immediatamente svelato la conoscenza della lingua inglese da parte della commessa, senza sforzi aggiuntivi.  In altre parole, il mio capo aveva sicuramente determinato che la gentilezza di chiedere conferma sulla conoscenza della lingua inglese alla commessa era un gesto inutile ai fini strettamente conoscitivi.

La portata principale scelta del mio capo è stata un panino con due fette di prosciutto cotto e formaggio.  Il prosciutto cotto è stato scelto sulla base di una ipotesi poi rivelatasi del tutto infondata, ossia il basso contenuto di grassi.  Un secondo criterio, probabilmente veritiero, è la familiarità con il prodotto “prosciutto cotto”.  Il formaggio è stato scelto in modo rozzamente casuale, con la convinzione che tutti siano più o meno uguali.  (Ho conferma diretta di quest’ultimo punto, visto che alla domanda diretta da parte di una collega, “come hai scelto quel formaggio?” lui rispose, “Ne ho scelto uno a casaccio”.)

Il mio capo ha poi deciso di integrare la portata principale con un contorno, o portata secondaria.  Il criterio di selezione della portata secondaria è di nuovo la “leggerezza” e il basso contenuto calorico.  (Faccio presente che il mio capo non ha nessun problema di linea, se non forse che la vuole mantenere.)  In base a ciò, il primo tentativo viene fatto al banco degli yogurt.  Il mio capo passa svariati minuti guardando i contenuti nutritivi di innumerevoli yogurt non scremati (orgogliosamente non scremati) e non trovando nulla di soddisfacente rispetto ai criteri sopra enunciati, chiede ad un altro collega, un europeo, dove siano gli yogurt “light”.  Il collega bofonchia qualcosa di incomprensibile ma punta il dito verso un altro lotto di yogurt costituito da recipienti più piccoli.  Il mio capo ne ispeziona vari campioni ma non trova nulla di soddisfacente.  Profondamente insoddisfatto, dopo aver afferrato l’ennesimo barattolo di yogurt esclama, “cazzo, uno di questi ti ammazza!!”.  Faccio presente che siamo in un supermercato della Germania, probabilmente la patria degli yogurt.  Sconfitto, abbandona l’ipotesi yogurt per qualcos’altro.  Girovaga nel supermercato ispezionando altre alternative: biscotti pre-confezionati, crackers, succhi di frutta e quant’altro.  Infine ripiega su una scelta del tutto assurda: un pacchetto di patatine, probabilmente il cibo più processato e orrendo dell’intero supermercato.  Tuttavia il pacchetto prodotto dalla enorme multinazionale delle patate ha “specifiche” migliori del prelibato yogurt tedesco, che è un prodotto locale, non scremato, vivo, e fiero del suo grasso.

L’illogicità delle scelte compiute finora è nulla rispetto alla non-scelta successiva.  Prima di entrare nel supermercato e prima di scendere dall’aereo il mio capo si era prefisso di comprare un prodotto “tipico”: la Nutella!  La cioccolata più modificata del mondo, prodotta da una delle più grosse multinazionale ddel mondo.  Un simbolo della globalizzazione più perversa.  Ebbene, la Nutella era in cima alla sua lista degli oggetti “da comprare” in Europa.  E così ha fatto.

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